Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie annuncia un’indagine pilota dedicata al complesso Enterobacter cloacae resistente ai carbapenemi. L’obiettivo è monitorare la diffusione dei ceppi più pericolosi attraverso la sorveglianza genomica e rafforzare la capacità di risposta dei sistemi sanitari europei.
L’antibiotico-resistenza continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica europea, con la comparsa di nuovi ceppi batterici sempre più difficili da trattare. Per contrastare questo fenomeno, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato un nuovo protocollo che prevede, nel 2027, l’avvio di uno studio pilota dedicato al complesso Enterobacter cloacae resistente ai carbapenemi (CRECC). L’iniziativa punta ad ampliare la sorveglianza genomica nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, migliorando l’identificazione dei microrganismi ad alto rischio e la comprensione delle loro modalità di diffusione.
La decisione arriva in un contesto epidemiologico che, secondo le valutazioni dell’ECDC, continua a mostrare segnali di deterioramento. Tra i fenomeni più preoccupanti figurano l’aumento delle infezioni del sangue provocate da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, la diffusione di ceppi capaci di combinare elevata virulenza e resistenza agli antibiotici e l’emergere di nuovi batteri portatori di geni che rendono inefficaci alcuni dei trattamenti disponibili. Una situazione particolarmente delicata perché i carbapenemi costituiscono una classe di antibiotici fondamentale nel trattamento delle infezioni batteriche gravi, soprattutto quando altri farmaci risultano inefficaci.
Enterobacter cloacae, un patogeno emergente sotto osservazione
Le precedenti indagini europee sull’antibiotico-resistenza si sono concentrate prevalentemente su Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli, due dei principali batteri appartenenti alla famiglia degli Enterobacterales resistenti ai carbapenemi. Negli ultimi anni, tuttavia, anche il complesso Enterobacter cloacae ha acquisito crescente rilevanza, con segnalazioni di casi e focolai in diversi Paesi europei e l’identificazione di ceppi potenzialmente ad alto rischio.
A destare particolare preoccupazione è la capacità di alcuni di questi microrganismi di acquisire e trasmettere geni di resistenza attraverso elementi genetici mobili, come i plasmidi. Questo meccanismo può favorire la circolazione della resistenza tra batteri differenti, complicando il contenimento delle infezioni e riducendo le opzioni terapeutiche. Un esempio significativo arriva da una recente indagine della rete europea EURGen-Net, che ha ricostruito un focolaio transfrontaliero di Enterobacter hormaechei ST1344, portatore del gene di resistenza blaNDM-5, associato alla produzione di un enzima in grado di inattivare alcuni antibiotici, compresi i carbapenemi.
Sorveglianza genomica, la nuova strategia europea
Il protocollo pubblicato dall’ECDC nasce dalla necessità di estendere il monitoraggio a patogeni emergenti finora meno rappresentati nelle principali indagini europee. Durante la riunione del 2025 della rete EURGen-Net, gli esperti hanno individuato proprio nel complesso Enterobacter cloacae resistente ai carbapenemi il gruppo batterico prioritario sul quale sperimentare un ampliamento della sorveglianza genomica.
Lo studio pilota del 2027 permetterà di approfondire la distribuzione geografica dei ceppi ad alto rischio, le loro caratteristiche genetiche e le dinamiche attraverso le quali si diffondono tra strutture sanitarie e territori. L’analisi del genoma batterico consente infatti di individuare collegamenti tra isolati provenienti da contesti differenti, identificare specifici meccanismi di resistenza e ricostruire con maggiore precisione le possibili catene di trasmissione.
Prevenzione e uso appropriato degli antibiotici
L’ampliamento della sorveglianza rappresenta un passaggio importante per migliorare la capacità dei sistemi sanitari di riconoscere tempestivamente le minacce emergenti. La diffusione di batteri resistenti ai carbapenemi può avere conseguenze particolarmente gravi per i pazienti più fragili e per quelli ricoverati in ospedale, dove il rischio di infezioni associate all’assistenza richiede misure rigorose di prevenzione e controllo.
Accanto al monitoraggio genomico, resta fondamentale promuovere un utilizzo appropriato degli antibiotici, evitando prescrizioni non necessarie e preservando l’efficacia delle terapie ancora disponibili. La sfida dell’antibiotico-resistenza richiede infatti un approccio integrato, capace di mettere in relazione ricerca microbiologica, sorveglianza epidemiologica, prevenzione delle infezioni e responsabilità prescrittiva.
Con il nuovo studio pilota, l’Europa punta dunque a rafforzare la capacità di intercettare precocemente la diffusione dei ceppi batterici più pericolosi. Un investimento nella conoscenza che potrebbe tradursi in strategie di contenimento più efficaci, contribuendo a proteggere i pazienti e a preservare nel tempo l’efficacia degli antibiotici.























