«Privato è pubblico» non è solo lo slogan scelto da Aiop Lombardia per la sua ultima campagna: è la miccia che in questi giorni ha riacceso un dibattito necessario sul ruolo del privato accreditato dentro l’architettura lombarda della sanità. AIOP Lombardia l’ha scelta come chiave di volta comunicativa per dire, senza giri di parole, che pubblico e privato «stanno dalla stessa parte» e che, con l’impegnativa, la cura è gratuita in entrambi i casi. Un modo semplice per riportare l’attenzione su una verità spesso schiacciata dal tifo: l’integrazione esiste, funziona, e riguarda la vita concreta di pazienti e operatori.
È proprio questa chiarezza a generare, com’era prevedibile e forse auspicabile, una risposta immediata dal lato del lavoro. Fials Lombardia, prendendo posizione sulla campagna: «Non si può parlare di eccellenza senza riconoscere i diritti e la dignità di chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e qualità dei servizi». E aggiunge: «Il privato accreditato non può essere sinonimo di risparmio sul costo del lavoro». Il messaggio è netto: se «privato è pubblico» per i cittadini, lo sia anche per tutele e retribuzioni.
Sulla stessa lunghezza d’onda, la voce dei medici della CIMOP arriva in forma di lettera e incide sul punto più sensibile: «da 20 anni attende un nuovo contratto» in un contesto dove le buste paga mostrano «un delta negativo dal 58 al 91%» rispetto ai colleghi del pubblico.
Dentro questo scambio c’è una buona notizia: finalmente se ne parla, a voce alta e in modo riconoscibile. La mossa di AIOP libera il campo da un riflesso condizionato (pubblico contro privato) e rimette al centro la sola domanda che conta: come si garantiscono accesso, qualità e continuità di cura? Qui torna utile l’invito recente di Sergio Harari, sulle colonne del Corriere della Sera, a una stagione “costituente”, bipartisan, per rifondare il patto sulla sanità: smettere di maneggiare il Ssn come terreno di scontro e trattarlo come infrastruttura nazionale, con responsabilità condivise tra governo e opposizioni. La campagna dell’Associazione presieduta da Michele Nicchio, il seguito di Fials e CIMOP sono tasselli di un’unica immagine: o il sistema si ricompone in una visione comune, oppure resterà una somma di verità parziali che non arriva al letto del paziente. Ma non solo: o il pubblico si decide a riconoscere alla componente privata del SSN pari dignità o non se ne esce. Perché il privato non può andare bene soltanto per salvare lo Stato sulle terapie intensive o le Regioni sulle liste d’attesa ma deve essere messo nelle condizioni di operare con adeguati stanziamenti. Anche perché a furia di mungere una mucca alla quale si dà sempre meno fieno, c’è il rischio di rimanere senza mucca e senza latte…
La parola ora è alla politica? Seguiranno chiacchiere o tavoli rapidi e trasparenti sui contratti, impegni misurabili su equità retributiva e condizioni di lavoro, e una narrazione che, d’ora in avanti, non fermi la camera sulla “macchina” ma includa in primo piano chi ci lavora?




















