Le liste d’attesa tornano al centro del dibattito sanitario con un doppio fronte aperto: da un lato l’aumento degli esami effettuati nell’ultimo anno, dall’altro la necessità di rivedere il ruolo dei medici di famiglia. A rilanciare il tema è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto il 19 marzo 2026 al Festival euromediterraneo dell’Economia di Napoli, indicando come priorità l’efficienza dell’organizzazione territoriale, la piena attuazione del Pnrr e una medicina generale più attrattiva per i giovani.

Schillaci rivendica l’aumento degli esami

Sul nodo delle liste d’attesa, Schillaci ha sostenuto che i dati a disposizione del ministero mostrano un incremento significativo del numero di prestazioni diagnostiche eseguite nell’ultimo anno, con punte che in alcune Regioni arrivano al 20%. Il ministro ha definito la questione una delle più sentite dai cittadini e ha richiamato l’esigenza di applicare pienamente la normativa già approvata.

Il messaggio politico è chiaro: il problema non viene letto soltanto come carenza di risorse, ma anche come questione di organizzazione. Nelle parole del ministro, la riduzione dei tempi passa da un uso più efficiente dell’offerta disponibile, da una migliore gestione delle prenotazioni e da una responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti.

In questo quadro rientra anche il richiamo ai cittadini che rinunciano a una visita o a un esame senza disdire la prenotazione. Per il ministero, la mancata comunicazione al Cup continua a rappresentare uno dei fattori che appesantiscono il sistema, sottraendo slot disponibili ad altri pazienti e riducendo l’efficacia delle misure anti-attesa.

Medici di famiglia, la riforma passa dal territorio

Accanto alle liste d’attesa, Schillaci ha rimesso al centro la riforma della medicina generale, definendo in crisi una professione scelta da un numero sempre minore di giovani. Il primo punto indicato dal ministro è trasformare il percorso dei medici di famiglia in una specializzazione universitaria, così da allinearne riconoscimento accademico e trattamento economico a quelli delle altre specialità mediche.

Il secondo asse riguarda il rapporto con il territorio. Secondo il ministro, i medici di medicina generale dovrebbero lavorare di più in forma aggregata, essere coinvolti stabilmente nelle Case di comunità e liberarsi da una parte del carico burocratico che oggi sottrae tempo al rapporto clinico con i pazienti. È una linea coerente con l’impianto della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr e dal nuovo modello organizzativo del territorio.

La questione, però, non è solo ordinamentale. La riorganizzazione della medicina di base è diventata uno snodo decisivo per la tenuta del Servizio sanitario nazionale: senza una rete territoriale più solida, infatti, anche la riduzione delle liste d’attesa rischia di restare parziale, perché una parte della pressione continua a scaricarsi impropriamente sugli ospedali e sui servizi specialistici.

Liste d’attesa, Pnrr e divari regionali restano il banco di prova

Nel suo intervento, Schillaci ha collegato il tema delle liste d’attesa anche allo stato di avanzamento del Pnrr salute, riconoscendo che persistono differenze regionali definite “inaccettabili”, pur ribadendo che il cronoprogramma resta nei tempi. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più equilibrato tra ospedale e territorio, senza intaccare i principi di universalità, gratuità e tutela dei più fragili.

Proprio il territorio rappresenta oggi il punto più delicato. La riforma prevede una rete di Case di comunità come perno dell’assistenza di prossimità, ma i monitoraggi disponibili hanno mostrato finora un’attuazione disomogenea e una forte variabilità tra Regioni, sia nell’attivazione delle strutture sia nella presenza effettiva dei servizi previsti.

Il risultato è che la partita sulle liste d’attesa non si gioca soltanto sui numeri delle prestazioni aggiuntive, ma sulla capacità del sistema di redistribuire domanda, personale e funzioni. È in questo passaggio, più ancora che negli annunci, che si misurerà la possibilità di trasformare l’aumento degli esami eseguiti in un miglioramento percepibile e stabile per i cittadini.

A mio avviso, il punto più interessante è che il tema delle liste d’attesa non appare più isolato: viene usato come cartina di tornasole di una riforma più ampia, dove organizzazione territoriale, attrattività delle professioni e attuazione del Pnrr finiscono per coincidere.