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La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR rischia di non raggiungere i suoi obiettivi per una grave carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico. A lanciare l’allarme è il sindacato Nursing Up, secondo cui mancherebbero “almeno 20mila infermieri”.

Case della Comunità: molte strutture, pochi servizi
Il sindacato ha evidenziato come i dati recenti presentino un quadro critico: “Secondo l’ultimo monitoraggio Agenas, su 1.723 Case della Comunità programmate, solo 46 risulterebbero oggi pienamente operative con medici e infermieri, mentre 660 avrebbero attivato almeno un servizio e 172 avrebbero completato tutti i servizi obbligatori. Gli ospedali di comunità previsti sono invece 307. Un quadro che evidenzia il rischio concreto di strutture formalmente aperte ma incapaci di garantire l’ottimale presa in carico dei cittadini, a fronte di circa 2 miliardi di euro di risorse Pnrr, con scadenza fissata al 31 dicembre 2026″.

Il nodo degli infermieri di famiglia e comunità
Al centro del problema c’è la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, introdotta dalla legge del 2020. A fronte delle 9.600 unità previste, Nurisng up rileva che gli infermieri operativi  “sono stimati in circa 3.000, pari a poco più del 30% di quanto stabilito dalla norma”.

Un divario strutturale rispetto all’Europa
La carenza di personale si inserisce in un quadro più ampio: nel Servizio sanitario nazionale mancherebbero almeno 175.000 infermieri rispetto agli standard europei. Secondo i parametri Agenas, il rapporto ottimale sarebbe di 1 infermiere di famiglia ogni 3000 abitanti. Il presidente di Nursing up, Antonio De Palma afferma che:”Applicando questo parametro alla popolazione italiana, il fabbisogno necessario per garantire il livello minimo di assistenza territoriale previsto dal Pnrr sarebbe di circa 20.000 infermieri di famiglia. Dove sono e come reperirli? L’Italia presenta dunque un divario strutturale che rende impossibile oggi assicurare una reale presa in carico sul territorio”. 

Il confronto con altri Paesi, effettuato dal sindacato, evidenzia il gap italiano: nel Regno Unito la sanità territoriale si basa su una rete tra 30.000 e 50.000 infermieri di comunità, nei Paesi Bassi il modello Buurtzorg impiega circa 15.000 professionisti, mentre in Spagna l’infermiere di famiglia è una specializzazione strutturata delle cure primarie.

Le richieste del sindacato
Per De Palma “il problema non sono le strutture, ma il personale. Senza infermieri di famiglia, medici e professionisti valorizzati, la sanità territoriale rischia di restare solo sulla carta. Gli ingenti fondi del Pnrr non possono essere sprecati: servono pertanto decisioni immediate basate su numeri reali e confrontabili con l’Europa”. Per questo, continua De Palma “il nostro sindacato chiede da tempo lo sblocco del vincolo di esclusività per gli infermieri e per tutti i professionisti di area non medica del Ssn: una misura necessaria per valorizzare le risorse già presenti nel sistema, anche considerando che molti di questi professionisti hanno già una formazione specifica per svolgere le funzioni di infermiere di famiglia”.